Bullismo e Cyberbullismo

Oggi vorrei porre l’attenzione sulla differenza che intercorre tra Bullismo e Cyberbullismo.

Il termine italiano bullismo è la traduzione letterale della parola inglese “bullying”, termine ormai comunemente usato nella letteratura internazionale per indicare il fenomeno delle prepotenze tra pari. In generale il bullismo può essere opera di un singolo o di un gruppo di individui.

Il Bullismo indica lo squilibrio di potere presente tra il bullo, ossia colui che pone in atto la prevaricazione e la vittima, ossia colui che la subisce. Nel bullismo deve esistere una asimmetria nella relazione, poiché se due studenti, aventi la stessa forza fisica o psicologica, litigano o discutono, non si ha bullismo. Affinché una relazione tra soggetti possa prendere il nome di bullismo è necessario che ci si riferisca ad una violenza fisica, verbale o psicologica (o indiretta), ripetuta e protratta nel tempo, in cui vi è squilibrio tra prevaricatore e vittima.

I tre aspetti rilevanti per poter definire il bullismo sono:

L’intenzionalità, ossia quando il bullo (prevaricatore) pone in atto intenzionalmente dei comportamenti fisici o verbali o psicologici, finalizzati ad offendere o ad arrecare danno o disagio all’altro. Il bullo agisce con il preciso obiettivo di dominare l’altro;

La persistenza, ossia la reiterazione della prevaricazione protratta nel tempo. Il fenomeno da aggressivo diventa persecutorio proprio perché si riattiva sistematicamente tutte le volte che vittima e persecutore si incontrano. Le azioni aggressive perdurano nel tempo con un’intensità tale da ledere l’autostima della vittima;

L’asimmetria, ossia il disequilibrio di forza tra colui che prevarica e colui che subisce, in quanto non è in grado di difendersi. Tale disequilibrio può essere imputato ad alcune componenti quali: la maggiore forza fisica, l’età, il sesso, il numero di autori della condotta aggressiva, la conoscenza degli ambienti in cui avvengono i fatti, la superiorità linguistica del bullo, il potere relazionale, ecc.

Il cyberbullying, tradotto in italiano con il termine “cyberbullismo” o “bullismo elettronico/digitale”, rappresenta una nuova forma di bullismo, che fa uso dei nuovi mezzi tecnologici (e-mail, telefono cellulari, tablet, pc, blog, sito web o messaggistica istantanea), per molestare i pari.

Rappresenta una variante del bullismo “tradizionale”. Il cyberbullismo coinvolge bambini e adolescenti sia come vittime che come perpetratori in attività violente, pericolose e minacciose nel cyberspazio.

Gli elementi chiavi di prepotenza online sono gli stessi del bullismo tradizionale (violenza intenzionale e ripetuta tra ragazzi non di pari forza), con l’aggiunta dell’utilizzo di mezzi elettronici.

Nel bullismo tradizionale la forza dell’asimmetria può essere fisica o sociale, nel bullismo elettronico la forza si esplica attraverso la competenza o conoscenza, nonché con il possesso di informazioni o foto o video che vengono utilizzati per arrecare danno.

Per molti anni il bullismo elettronico è stato considerato l’evoluzione tecnologica di quello tradizionale, considerando identiche anche le caratteristiche. Nelle varie ricerche effettuate, però, si è notato come il cyberbullismo sia più pericoloso del bullismo tradizionale per la presenza di due fattori fondamentali: l’anonimato e la diffusione pubblica delle immagini/video.

Per concludere vorrei sottolineare la pericolosità delle conseguenze del cyberbullismo in quanto rispetto a quelle del bullismo tradizionale, la ripetitività degli attacchi  può avvenire 24 ore su 24, sette giorni su sette, e soprattutto possono rimanere sul web a lungo termine.

Dott.ssa Solidea Valente

 

 

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